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la fede

Fratelli e sorelle, siamo in una crisi spaventosa della FEDE Nel suo insieme la Chiesa sta vivendo un tempo di testimoni di fede che sono uccisi nel nome di Cristo e la irrigano col loro sangue. Da ogni angolo del pianeta giungono notizie di massacri di cristiani. Chiediamoci se anche noi saremo capaci di tanto coraggio qualora ci fosse una persecuzione in Italia o in Europa. Eppure anche da noi ci sono stati martiri per la fede anche se i mezzi di comunicazione hanno taciuto dando maggior risalto ai diritti Gay, all’insegnamento deleterio della teoria Gender, … ecc., e alla riforma costituzionale che ci aprirà a leggi impositive che ledono le libertà di coscienza e di parola (come già avviene in alcune nazioni…), … e tutto questo orchestrato dai dettami della Massoneria mondiale ... Questa mancanza di fede è la piaga scoperta della società di oggi che vede nella mancanza di coscienza e moralità il terreno adatto per assecondare i propri desideri diventando marionette nelle mani di pochi che manipolano le menti e le coscienze distogliendo il pensiero dalle cose più necessarie allo spirito umano dicendole cose inutili e senza senso. Questo vuoto ci conduce sulla via facile che porta alla perdizione come ci dice Gesù. Non basta la bontà d’animo per salvarsi o aspettare chissà quale miracolo perché ci cambi e ci faccia credere in Dio. Sarà la feroce persecuzione che verrà a farci capire che la fede non è un gioco. Ci attende una prova durissima come conseguenza del rifiuto di Dio, quando bastava vivere con più coerenza la fede per arginare il male e tenerlo lontano godendo delle grazie e benedizioni di Dio. Anche la nostra comunità parrocchiale non sarà risparmiata, ma dovrà rispondere anche del rifiuto di un dono di grazia che le è stato fatto, ma rifiutato e deriso: che fareste se vostro figlio distruggesse sotto i vostri occhi un costoso regalo acquistato con tanti sacrifici e amore ? Meditiamo sul tempo presente e apriamo il cuore a Dio che ancora può fare qualcosa per noi, e non ci abbandonerà nell’ora della prova ma ci darà la forza per affrontarla con coraggio con la potenza del suo Amore.

battesimoIL LUOGO DELLA CELEBRAZIONE DEL BATTESIMO
La norma canonica dispone che, fuori del caso di necessità, il luogo del battesimo è la chiesa o l'oratorio.
Col nome di chiesa si intende un edificio sacro destinato al culto divino, ove i fedeli abbiano il diritto di entrare per esercitare soprattutto pubblicamente tale culto. Col nome di oratori si intende il luogo destinato, su licenza dell'Ordinario al culto divino in favore di una comunità o di un gruppo di fedeli che ivi si radunano, e al quale possono accedere anche altri fedeli con il consenso del Superiore competente. Il testo normativo dispone la seguente successione: chiesa parrocchiale, oratorio, luogo degno.

1. LUOGO PREFERENZIALE: LA CHIESA PARROCCHIALE PROPRIA
Il can. 857/2 enuncia il principio generale, ma non tassativo, secondo cui la chiesa parrocchiale propria è il luogo preferenziale per il conferimento del battesimo. "Si abbia come regola che l'adulto dia battezzato nella propria chiesa parrocchiale, il bambino invece nella chiesa parrocchiale propria dei genitori, a meno che una giusta causa non suggerisca diversamente.". In genere l a parrocchia propria si determina in base al criterio territoriale e comprende tutti quei fedeli che hanno il domicilio o il quasi-domicilio in un determinato territorio. L a chiesa parrocchiale propria per l'adulto che deve ricevere il battesimo è tale solo in senso analogico in quanto egli comincerà ad appartenervi a partire dal conferimento del battesimo, anche se già egli è legato per titolo particolare alla chiesa in quanto catecumeno. Per il bambino, invcece, è evidente che la parrocchia è quella alla quale appartengono i genitori.
Alla parrocchia spetta avere ex iure il fonte battesimale. Nel caso in cui un'altra chiesa o oratorio abbiano il diritto acquisito ad avere il fonte battesimale, questo non esclude il diritto della parrocchia, ma si accumula.. La ragione della preferenza data alla chiesa parrocchiale per la celebrazione del battesimo è dovuta:
- al fatto che la celebrazione in parrocchia ha lo scopo di evidenziare più chiaramente che "il battesimo è sacramento della fede della Chiesa e dell'aggregazione al popolo di Dio".
- alla particolare fisionomia riconosciuta dal Codice alla parrocchia, quale comunità di fede, di culto e di carità;
- al fatto che nella parrocchia è possibile attuare un'efficace pastorale battesimale;
- alla considerazione che è in parrocchia che il fedele normalmente continua il suo itinerario sacramentale;
- a ragioni di buona amministrazione, in quanto in tal modo si agevola il legittimo esercizio del diritto di richiedere il sacramento, le verifiche che ricorrano, nel singolo caso, le circostanze di capacità e di legittimazione necessarie per la sua amministrazione;
- al motivo che nella parrocchia si custodisce l'archivio con il registro dei battezzati.

IN UN ALTRO LUOGO RISPETTO ALLA PARROCCHIA PROPRIA
Tuttavia la norma canonica prevede anche che al luogo preferenziale della parrocchia si possa porre un'altra opzione dovuta ad una giusta causa. Spetterà al parroco valutare, in merito ai motivi sopra addotti, per l'eventuale concessione. Al riguardo occorrerà sempre evitar sia l'eccessivo rigore, che dogmatizza il principio, in sè giusto, della chiesa parrocchiale come sopra esposto, ma flessibile già nell'intenzione stessa del Legislatore, che nel testo normativo prevede la possibilità di una scelta diversa, sia il lassismo, che con facilità arriva a scadere nel puro favoritismo personale e rischia di sminuire il valore della celebrazione stessa.. Potrebbe essere cosa buona e opportuna che al riguardo, a livello diocesano, vi fossero delle direttive o quantomeno degli orientamenti, ad esempio mediante un Direttorio per la celebrazione dei sacramenti, così da predisporre un indirizzo uniforme ed evitare confusioni, sia per i pastori che per i fedeli, dovuti a prassi scoordinate e a volte perfino contraddittorie, fra parrocchie della stessa diocesi, quando non addirittura della stessa vicaria o foranìa..
Rimane pur vero che, soprattutto per il caso del battesimo dell'adulto, occorre tenere presente sia la realtà dei numeri, sia il fatto che spesso oggi l'incontro con la fede e la comunità ecclesiale non passa attraverso la mediazione della parrocchia, ma attraverso l'esperienza di un movimento ecclesiale, o di un'associazione, o per l'accostamento personale ad un sacerdote. In considerazione di ciò, per la preparazione e la stessa celebrazione del sacramento si potrebbe optare per una scelta diversa, ad esempio istituire un responsabile diocesano per il catecumenato, oppure dei centri di preparazione al battesimo non parrocchiali.

ALTRE OPZIONI POSSIBILI
Prestando attenzione alle esigenze della vita sociale si tengono in considerazione le seguenti circostanze per le quali vengono disposte le seguenti indicazioni:
- in una chiesa o oratorio, avente fonte battesimale, situati entro in confini della parrocchia propria
Per comodità dei fedeli è possibile che l'oratorio del luogo, udito il parroco locale, a norma del can. 858/2, disponga ch il fonte battesimale sia posto anche in altra chiesa o oratorio, posti entro i confini della parrocchia, nei quali è così possibile conferire il battesimo.
- in altra chiesa o in un oratorio, o anche in altro luogo decoroso entro i confini della parrocchia propria
Il can. 859 dispone che qualora il battezzando, a causa della distanza dei luoghi o per altre circostanze, non possa accedere o non possa essere portato senza grave disagio alla chiesa parrocchiale e neppure in altra chiesa o oratorio, dello stesso territorio, aventi il battistero, il battesimo può e deve essere conferito in un'altra chiesa o in un oratorio più vicini, o anche in altro luogo decoroso, ma sempre entro i confini della parrocchia.
- in una casa privata
Di per sè il battesimo non deve essere conferito in case private. A norma del can. 860/1, il battesimo può essere conferito in una casa privata in caso di necessità (es. pericolo di morte, malattia ecc. per il quale cfr. disposizioni del can. 850) e in tale circostanza non c'è bisogno dell'autorizzazione dell'Ordinario del luogo.
Fuori dal caso di necessità, per conferire il battesimo nelle case private, occorre il permesso dell'Ordinario del luogo, che lo concede solo "per grave causa" (gravi de causa). L'espressione di tale condizione sottolinea una severità di valutazione.
- in una chiesa parrocchiale diversa dalla propria
Dal punto di vista strettamente geografico, se non vi sono particolari norme locali, i fedeli (genitori) non hanno bisogno di alcun permesso per poter celebrare il battesimo del figlio in un'altra chiesa parrocchiale diversa dalla propria.

... IMITIAMOLI "

BENEDETTO XVI° : " La santità, misura della vita cristiana."
(Udienza del mercoledì 13 aprile 2011)

isanti

Cari fratelli e sorelle, nelle udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti santi e sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo "non sono più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, "ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso nel Popolo di Dio" (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.
Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: "In lui-Cristo- (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c'è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto. Il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: "E' piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza" (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16). Perciò, tutta l'esistenza cristiana conosce un'unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù, la Santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E' l'essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: "Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8,20). E Sant'Agostino esclama: "Viva sarà la mia vita tutta piena di Te" (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità,affermando che nessuno ne è escluso: "Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un'unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e ... seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria" (41).
Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l'azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II: "I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel Battesimo della fede sono fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta" (ibid., 40).
La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell'essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell'uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione "con": con-morti, con-sepolti, con-risuscitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo.
"Per mezzo del Battesimo - scrive - siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti ... così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio.
Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l'agire con Cristo e di Cristo? Qual è l'anima della santità? Di nuovo il Concilio Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. "Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui" (1 Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché la carità, come un buon seme, cresca nell'anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la Parola di Dio e, con l'aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine". Forse anche questo linguaggio del Concilio Vaticano II per noi è ancora un po' troppo solenne, forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che cosa è essenziale ? Essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell' Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni. Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità; l'incontro col Risorto la domenica; il contatto con Dio all'inizio e alla fine del giorno; seguire, nelle decisioni, gli "indicatori stradali" che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme di carità. "perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo" (Lumen Gentium, 42). Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità della vita cristiana, dell'essere santi.
Ecco perché sant' Agostino, commentando il capitolo quarto della Prima lettera di san Giovanni, può affermare una cosa coraggiosa: "Dilige et fac quod vis", "Ama e fa' ciò che vuoi ". E continua: "Sia tu che taccia, taci per amore; sia tu che corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene" (7,8: PL 35). Chi è guidato dall'amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è Amore. Così vale questa parola grande: "Dilige et fac quod vis ", "Ama e fa' ciò che vuoi ".
Forse potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con la nostra debolezza, tendere così in alto ? La Chiesa, durante l'Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di una schiera di santi, di coloro, cioè, che hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo. i santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono "indicatori di strada", ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sta la verità.
Nella comunione dei santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.
Cari amici, come è grande e bella, e anche semplice, la vocazione cristiana vista in questa luce ! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con grande intensità, quando scrive : "A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo ... Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo" (Ef 4,7.11-13).
Vorrei invitare tutti ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura di tendere verso l'alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Grazie !

"MOMENTI DI GUARIGIONE SPIRITUALE E FISICA"

santa messa1) SEGNO DELLA CROCE
Gesù ci guarisce nella Fede. Ci dà la consapevolezza di essere cristiani, di essere nell'abbraccio de l Padre, immersi nell'Amore Trinitario e ci apre alla comprensione del Dio Uno e Trino. Col segno della Croce sperimentiamo la sua potenza che scaccia il maligno e le sue seduzioni.

2) ATTO PENITENZIALE
Guarigione dell'anima. Manifestando i nostri peccati e limiti umani il Signore versa il Balsamo del Suo Amore, che è il perdono, sulle nostre ferite.

3) LITURGIA DELLA PAROLA
Guarigione della mente.. Ascoltando la Parola di Dio sorge in noi la domanda: qual'è la parola per me? Nella Parola di Dio accolta e meditata il Signore ci fa cogliere quella che serve a me in questo momento per cambiare e migliorare il mio rapporto con Lui e con i fratelli (Parola di Dio: sempre nuova, viva e attuale)

4) OFFERTORIO
Il sacerdote eleva il pane e il vino al Padre perchè diventino il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Guarigione del cuore. Si entra nella dimensione divina. Gesù si offre al Padre per la remissione dei peccati dell'umanità; presenta anche a me, offre me stesso (e io offro me stesso), la mia vita, la mia casa, la mia famiglia, la mia salute, i miei desideri di bene ecc... L'anima viene separata dal profano ed entra nel divino.

5) CELEBRAZIONE EUCARISTICA
Guarigione della nostra preghiera e dello spirito. Il sacerdote col Prefazio e l'Epliclesi (consacrazione) compie in Persona Cristi, una lode perfetta al Padre.. La preghiera del Figlio che stende le mani sul mondo è Gloria al padre; il peccato viene triturato, distrutto, e il demonio gettato via sconfitto. Il mio cuore si apre alla lode: Tu sei Santo, Tu sei Grande... E' la preghiera per eccellenza che risana la mia preghiera e la trasfigura, innalza lo spirito nella Luce di Dio.

6) LA SANTA COMUNIONE
Guarigione di ogni tipologia di male, anche fisico. Tocco Gesù, mangio Gesù, ho il contatto reale con la divinità. Io che sono malato, guarisco per la potenza dell'Amore che viene in me. Divino Maestro, tu sai quello di cui ho bisogno! Spirito Santo guarisci il mio passato, la mia memoria, la mia mente, la mia volontà, i pensieri cattivi, i miei sentimenti, ogni malattia del mio corpo....! Se Tu vuoi puoi guarirmi!

7) BENEDIZIONE FINALE
Gesù ci benedice.. Benedicendoci suggella nel nome della Trinità i doni, le grazie e le guarigioni ricevute. Accogliamo questa benedizione con profondo raccoglimento sentendo l'Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che inibita in noi e rimane in noi.

8) FINE DELLA S. MESSA
Ringraziamo il Signore. E' il momento di accomiatarsi col Signore che, realmente vivo e reale, è entrato in noi. Non scappiamo subito, ma restiamo qualche minuto in intimità con Lui: ha ancora tante cose da dirci.... Lui ci saluterà col bacio della Pace e dell'Amore come un sigillo indelebile nel nostro cuore: "non voglio un cuore di pietra, ma un cuore di carne che sappia amare!"

Carissimi fedeli parrocchiani. Più di un anno fa avevo trattato su questo bollettino dei sacramenti e perciò anche della SS. Messa nel suo aspetto liturgico e teologico. Avevo evidenziato anche la grandezza del sacramento come fonte e culmine della vita della Chiesa; la sua importanza per la vita spirituale e umana protesa alla carità operosa verso i fratelli. Con i concetti sopra espressi, che la SS Messa è anche il sacramento vivo nel quale possiamo essere guariti nel corpo e nello spirito, ribadisco la sua portata santificante per la nostra vita cristiana. La SS. Messa (l'Eucaristia) è la vita della Chiesa, è il suo cuore, è il momento in cui la comunità cristiana si ritrova riunita attorno all'altare con Gesù per fare comunione con Lui e tra di noi. E' il momento della festa, del banchetto celeste imbandito da Gesù per noi. Come in una famiglia ci si riunisce intorno al tavolo per il pranzo, la cena, un banchetto di festa e si condivide la gioia della convivialità, così deve essere la nostra gioia dello stare insieme nella SS. Messa. Non si fa una festa imbandendo un banchetto ricco di pietanze per non mangiare e guardare solo, ma per gustare il cibo. Così è per la SS. Messa; è il banchetto che Gesù prepara per noi offrendo se stesso con doni sempre nuovi; ma spesso siamo solo spettatori e non gustiamo nulla.
Cosa ci impedisce di essere partecipi a così grande dono?
Forse ci sentiamo indegni? Ci sentiamo peccatori? Per qualche impedimento giuridico?
Forse non crediamo abbastanza per la poca fede e poca comprensione dei misteri celebrati?
Forse riteniamo inutile e puerile la dimensione spirituale? Abbiamo vergogna a dire: "Si! Credo! Credo in Dio! Credo in Gesù Cristo!"...
Forse è la pigrizia, la mancanza di un sacrificio che sarebbe la nostra vera ricchezza! Forse è comodità per non scomodarsi e lasciare ad altri ciò che è nostro (questa non è generosità, ma apatia spirituale)!
Forse ancora è preferire il profitto di un'attività retribuita (anche di un lavoro onesto) alla retribuzione ben più grande che solo Dio ci dà e dura per la vita eterna!
Ricordiamoci della parabola dei talenti: a chi ha fatto fruttificare i talenti Dio ha dato molto; a chi non li ha fatti fruttificare ha tolto anche quello che aveva.
Due o tre Messe all'anno non servono per mettere a tacere la coscienza.
Carissimi, ognuno tragga le conclusioni per la sua vita! Ognuno è responsabile delle sue scelte davanti a Dio!

Orario SS Messe

Feriali
(da lunedì a sabato) = Chiesa di S. Giuseppe
ore 18,00 (ora legale fino alla fine di giugno)
ore 18,45 (luglio e agosto)
ore 18,00 (settembre e ottobre)
ore 17,30 (ora solare fino alla fine di marzo)
Festive 
ore 8,30   Chiesa di S. Agostino
ore 10,00 Chiesa di S. Giuseppe
ore 11,15 Chiesa di S. Martino

Tempo di Avvento - Incontrare Cristo Gesù


E’ iniziato il Tempo di Avvento, tempo di attesa della venuta di Gesù.
Cristo Gesù è venuto nel tempo e nella storia dell’uomo da due millenni e di questa sua venuta facciamo memoria nel Natale; ma l’attesa di Cristo ci proietta verso la sua venuta finale e gloriosa come giudice della storia e dell’uomo. Quindi la nostra attesa e impegno di vita ora è rivolta a questo incontro finale.
Ma ciò che conta è fare dell’Avvento l’occasione propizia per conoscere e accogliere Gesù Cristo in noi. Al Signore sta a cuore che ogni singola persona cammini incontro a Lui e faccia un’esperienza personale di Cristo. L'Avvento

A tutti voi auguro la scelta giusta e un cammino vero e sincero incontro a Cristo.
Auguri di un “ Santo Natale ” !

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